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CASTING CORALE · TIER A & B
CAP. 04 / 24
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Cenere sulle terrazze
CAPITOLO 04 / 24

La stessa scuola

Nora Vescovi

La stessa scuola

La scuola occupava quattro piani della base nord della Meridian 9 e altri due del complesso adiacente.

Era privata, convenzionata, sponsorizzata da tre aziende e parzialmente finanziata dal municipio. Questa combinazione produceva una retta abbastanza alta da escludere molti e abbastanza bassa da permettere a famiglie come i Ferri di entrarci attraverso borse, crediti formativi e una quantità di documenti che Mara conservava in una cartella chiamata SCUOLA NIA NON TOCCARE.

Due giorni dopo la cenere le lezioni ripresero.

L'aria esterna era tornata entro i limiti, anche se le terrazze restavano coperte da una patina grigia. L'incendio industriale era spento. Le prime analisi parlavano di particolato irritante, metalli sotto soglia emergenziale e residui polimerici da trattare come rifiuto controllato sulle superfici di raccolta.

Nia arrivò in aula con sette minuti di ritardo.

L'ascensore B aveva saltato il diciassette due volte.

La professoressa Dalia Corvi non segnò il ritardo.

«Oggi niente teoria.»

Proiettò una mappa verticale della Meridian 9.

I piani apparivano come una colonna colorata.

«Il progetto che avete iniziato durante l'emergenza diventa lavoro di gruppo. Non mi interessano impressioni generiche. Voglio misure.»

Alma era seduta due file più avanti.

Si voltò verso Nia.

La professoressa continuò.

«Tempo di accesso. Costo dei servizi. Frequenza guasti. Spazi comuni. Accessibilità. Qualità ambientale. Ma soprattutto: differenza tra ciò che il regolamento promette e ciò che una persona riesce davvero a usare.»

Nia pensò alla terrazza 104-T.

Alma alzò una mano.

«Possiamo usare screenshot dell'app?»

«Se non contengono dati personali di terzi.»

«E testare prenotazioni?»

«Se non bloccate servizi per gioco.»

Un ragazzo disse:

«Possiamo chiedere i dati all'amministrazione?»

«Potete chiedere tutto. Non significa che vi rispondano.»

La classe rise.

Dalia no.

«Anche la mancata risposta è un dato, se la documentate.»

Nia apprezzava quella donna.

Dopo la lezione, Alma la raggiunse.

«Ho provato la terrazza.»

«Lo so.»

«Come?»

«Hai mandato lo screenshot.»

«Giusto.»

Alma camminava più in fretta.

«Ho chiesto a mio padre.»

«E?»

«Dice che “comune” non significa accesso uguale.»

«Comodo.»

«L'ha detto anche lui.»

Nia la guardò.

«Tuo padre dice comodo?»

«No. Ha detto che la definizione è ambigua.»

«Peggio.»

Alma rise.

Scese una notifica sui loro tablet.

PROGETTO VERTICALITÀ — DATI BASE DISPONIBILI.

La scuola aveva ottenuto dall'amministrazione una tabella anonima.

Tempo medio ascensore per fascia.

Interventi tecnici.

Classi filtro.

Numero di accessi agli spazi comuni.

Nia aprì.

Piani 1–30: Tempo medio lobby: 7m 48s. Interventi filtro durante cenere: 61% delle unità. Accessi terrazze premium/comuni ultimi 90 giorni: 0,7 per nucleo.

Piani 100–124: Tempo medio lobby: 4m 06s. Interventi filtro durante cenere: 8%. Accessi terrazze: 11,4 per nucleo.

Nia fischiò.

«Non serve neanche scrivere il progetto.»

Alma lesse più attentamente.

«Guarda la colonna costi.»

La spesa media condominiale era quasi tripla in alto.

«Paghiamo di più.»

«Sì.»

«Quindi non è gratis.»

«Non ho detto che è gratis.»

«Però se il progetto diventa “i ricchi hanno tutto”, è stupido.»

Nia chiuse il tablet.

«Se diventa “paghi e quindi respiri meglio” va bene?»

Alma rimase ferma.

«No.»

«Allora?»

«Allora dobbiamo capire cosa è extra e cosa dovrebbe essere base.»

Nia la studiò.

Era la prima cosa detta da Alma che non sembrava difesa o colpa.

«Va bene.»

Decisero di misurare per una settimana.

Ogni mattina: ora uscita da casa; ora ingresso scuola; ascensore usato; attese; fermate; priorità.

Ogni sera: qualità aria interna; rumore; temperatura; servizi usati.

Alma aggiunse:

«Costo mensile equivalente.»

«Quello lo chiedi ai tuoi?»

«Sì.»

Nia immaginò Mara.

«Io posso chiedere.»

«Problema?»

«Non lo so.»

A casa, Mara reagì meglio del previsto.

«Quanto paghiamo?» chiese Nia.

«Di cosa?»

«Torre. Tutto.»

Mara aprì il portale bancario.

Mutuo no, perché erano ancora in un contratto di acquisto progressivo.

Canone abitativo. Spese condominiali. Energia. Servizi base. Quota manutenzione impianti.

«Vuoi proprio tutto?»

«Sì.»

Mara le mostrò.

Nia fece il totale.

Era più di quanto avesse immaginato.

«Ma allora perché non prendiamo il filtro migliore?»

Mara rise.

«Perché il filtro migliore è dentro un pacchetto.»

«Quanto?»

Mara aprì la pagina.

CLIMA PLUS — € 189/mese.

Includeva: filtrazione A; priorità manutenzione ambientale; controllo umidità avanzato; monitor VOC; ricambio silenzioso; assistenza 2h.

«Centottantanove per respirare meglio.»

«Centottantanove per tutto il pacchetto.»

«Che non possiamo dividere.»

«Esatto.»

«Perché?»

«Chiedilo alla torre.»

Nia scrisse.

Al piano centodiciannove, Alma fece lo stesso esercizio.

Clea non aveva problemi a mostrare le spese. Tomas sì.

«Non perché dobbiamo nasconderle. Perché non voglio che diventi pornografia economica.»

Alma sollevò un sopracciglio.

«Cioè?»

«Numeri senza contesto. Uno vede che spendiamo X e decide chi siamo.»

«Ma il progetto è sui numeri.»

«Anche sui contesti.»

Clea disse:

«Faglieli vedere.»

Tomas la guardò.

«Sono anche tuoi.»

«Appunto.»

Alma fece il totale.

Era quasi quattro volte quello di Nia.

Dentro c'erano servizi che non aveva mai pensato di considerare servizi: ascensore prioritario; portineria personale; filtrazione A; accesso sky lounge; stoccaggio refrigerato; pulizia terrazza; backup energetico esteso.

«Paghiamo la pulizia della terrazza?»

«Certo,» disse Clea.

«L'ha pulita qualcuno dopo la cenere?»

«Robot.»

«Quindi paghiamo un robot che pulisce mentre sotto la gente deve aspettare il filtro.»

Tomas intervenne.

«Sono sistemi diversi.»

«Lo so.»

«Allora non collegarli solo perché succedono nello stesso edificio.»

Alma lo guardò.

«Il punto è proprio che succedono nello stesso edificio.»

Quella sera Nia e Alma confrontarono i dati in una videochiamata.

Questa volta Nia accese la camera.

Dietro di lei si vedeva la cucina, Elio che passava, Luca addormentato sul divano dopo il turno.

Dietro Alma c'era una parete vuota con un quadro che sembrava una macchia blu.

«Quattro volte,» disse Nia.

«Sì.»

«E avete molto di più.»

«Sì.»

«Quindi funziona.»

«Cosa?»

«Paghi di più, hai di più.»

Alma non capiva se fosse una provocazione.

«In parte.»

Nia mostrò la lista.

«La domanda è: cosa dovrebbe essere uguale?»

Alma pensò.

«Sicurezza.»

«Aria?»

«Sì.»

«Tempi ascensore?»

«Non so.»

«Perché?»

«Perché se pago un servizio rapido...»

«E rallenta me?»

Alma rimase zitta.

Era una domanda diversa.

Non “posso comprare velocità?”

“Posso comprare velocità prendendo tempo a qualcun altro?”

Scrisse la frase nel documento.

Nia la vide comparire.

«Quella è buona.»

«È tua.»

«No. Io l'ho detta male.»

«Funzionava.»

Per la prima volta risero senza sentirsi su due lati di qualcosa.

Il progetto aveva ancora sei giorni.

La torre avrebbe impiegato molto meno per complicarlo.


La professoressa Dalia introdusse una regola che irritò quasi tutta la classe:

nessuna conclusione poteva contenere le parole “sempre”, “tutti”, “nessuno” o “ovviamente” senza una giustificazione separata.

«È tortura,» disse Nia.

«È scrittura.»

«Peggio.»

Il gruppo iniziò a raccogliere testimonianze.

Non solo piani bassi e alti.

Piano 54: coppia anziana proprietaria, spese alte, nessun pacchetto premium.

Piano 103: giovane professionista in affitto aziendale, tutto incluso, nessuna conoscenza dei costi.

Piano 12: famiglia numerosa, filtro C, ma climatizzazione autonoma comprata separatamente.

Piano 88: pensionato con classe A perché l'unità era stata ristrutturata dal precedente proprietario.

La geografia economica della torre era una tendenza, non una frontiera.

«Questa rovina la nostra presentazione,» disse un compagno.

Dalia rispose:

«La migliora.»

«È meno chiara.»

«La realtà non ha obbligo di essere chiara per le vostre slide.»

Nia e Alma si divisero le interviste.

Alma parlò con una donna del dodicesimo che aveva acquistato un filtro A indipendente due anni prima per una figlia allergica.

«Costa?»

«Sì.»

«Come avete fatto?»

«Abbiamo rinunciato all'auto.»

Alma scrisse.

«Quindi per voi era una priorità.»

La donna la guardò.

«No. Era mia figlia che non dormiva bene.»

Alma cancellò mentalmente la parola scelta.

Non tutto ciò che appare come consumo è preferenza libera.

Nia intervistò un residente del centoundici che aveva ereditato l'appartamento dal padre e faticava a sostenere le spese condominiali.

«Perché non vende?»

L'uomo sorrise.

«Perché è casa.»

La stessa parola di Alma.

«Ha Hospitality?»

«Sì.»

«Lo usa?»

«Mai.»

«Può toglierlo?»

«Non dal contratto della mia unità.»

Nia scrisse.

Un servizio premium poteva essere privilegio per una persona e peso per un'altra.

Quando confrontarono le interviste, Alma disse:

«Il progetto sta diventando impossibile.»

«Perché?»

«Perché ogni volta che troviamo un esempio, ce n'è uno che rompe la categoria.»

Nia pensò al residente del centoundici.

«Allora usiamo le categorie per i numeri e le persone per rompere le categorie.»

Alma la guardò.

«Questa la rubo.»

«Metti nome.»

La scuola organizzò anche un esperimento sugli ascensori.

Per tre mattine, volontari con profili diversi registrarono lo stesso percorso.

17 → lobby. 54 → lobby. 88 → lobby. 119 → lobby.

Standard e premium.

I risultati mostravano qualcosa di meno netto del previsto.

La D era sempre più veloce.

Ma la B non era sempre lenta.

Il problema si concentrava nelle fasce di punta e durante il rerouting.

Fuori punta, la differenza poteva ridursi a uno o due minuti.

«Quindi Bassi esagera,» disse Alma.

Nia sorrise.

«Bassi esiste per esagerare.»

Dalia intervenne.

«Non personalizzate.»

«Era affetto.»

«Peggio.»

La conclusione divenne più precisa:

la priorità premium produceva il maggiore impatto sugli utenti standard quando la capacità era già sotto pressione.

Non era un furto costante di tempo.

Era un moltiplicatore nei momenti peggiori.

Tomas, leggendo, disse:

«Questa è una frase da ingegnere.»

Nia rispose:

«Mi dispiace.»

Il progetto ottenne accesso a un altro dato: numero di corse annullate e rerouting.

Mancavano però i log granulari per fascia.

La classe fece richiesta.

Meridian Habitat rispose che la pubblicazione poteva esporre informazioni operative sensibili.

Dalia chiese:

«È una ragione plausibile?»

Alma disse sì.

Nia anche.

«Quindi ci fermiamo?»

«No,» disse Dalia. «Chiedete una versione aggregata.»

Lo fecero.

Questa volta la risposta fu positiva.

Alma capì qualcosa che le sarebbe rimasto.

Trasparenza non significava accesso a tutto.

Significava anche saper formulare una richiesta che non chiedesse più del necessario.

La stessa logica del progetto sui dati.

Nia la riassunse meglio:

«Se chiedi il cervello della torre ti dicono no. Se chiedi quanti minuti perdi, magari sì.»


La classe ricevette un ultimo vincolo metodologico: ogni coppia doveva presentare almeno una cosa che aveva cambiato idea durante il lavoro.

Non una conclusione.

Un cambiamento.

Nia scrisse:

Pensavo che i piani alti avessero semplicemente comprato tutto. Ora penso che molti vantaggi sono incorporati nell'unità e diventano normali per chi ci vive; questo non li rende neutrali, ma cambia come si distribuisce la responsabilità.

Alma scrisse:

Pensavo che i servizi premium fossero solo extra pagati separatamente. Ora vedo che possono alterare sistemi condivisi e che il confine tra comfort privato e prestazione comune va progettato.

Dalia lesse.

«Meglio delle vostre tesi iniziali.»

«Perché?» chiese Nia.

«Perché mostrano movimento.»

Il progetto smise di essere una gara a chi aveva ragione all'inizio.

Questo cambiò anche il modo in cui intervistavano.

Invece di chiedere “ti senti svantaggiato?”, iniziarono a chiedere “cosa succede quando...?”

Quando aspetti un tecnico. Quando manca corrente. Quando vuoi usare uno spazio. Quando devi uscire in fretta.

Le risposte diventarono meno teatrali.

Più concrete.

Un uomo del novantotto non si sentiva privilegiato. Ma raccontò che il suo ascensore arrivava quasi sempre entro cinque minuti.

Una donna del ventuno non si sentiva discriminata. Ma raccontò di uscire un quarto d'ora prima per ogni appuntamento.

Le etichette erano opinioni.

Le routine erano fatti descrivibili.

Nia iniziò a fidarsi di più delle seconde.


La scuola organizzò una sessione in cui ogni coppia doveva difendere la tesi opposta alla propria inclinazione.

Nia dovette sostenere che i servizi premium fossero legittimi.

Alma che fossero problematici.

Nia iniziò male.

«Le persone pagano, quindi...»

Dalia la fermò.

«Questo è slogan. Argomenta.»

Nia ripartì.

Pagare servizi extra può finanziare capacità aggiuntiva, innovazione e manutenzione senza caricare tutti dei costi.

Alma sostenne che, quando la stessa infrastruttura è condivisa, il servizio premium può produrre esternalità sugli altri e richiede limiti.

Entrambe scoprirono che l'argomento opposto era più forte di quanto avessero immaginato.

Dalia concluse:

«Se non sai dire la versione migliore dell'idea che critichi, probabilmente non la stai ancora capendo.»

Nia la odiò per una settimana.

Poi usò quella regola ovunque.


Alla fine del trimestre, Dalia fece leggere agli studenti le prime interviste e le ultime.

Nia notò che all'inizio interrompeva spesso.

Alma completava le frasi degli intervistati.

Entrambe cercavano conferme.

Nelle ultime registrazioni lasciavano più silenzio.

«Siamo diventate lente,» disse Nia.

«Meglio,» rispose Dalia.

La lentezza dell'intervista aveva qualcosa in comune con la lentezza della B: non era sempre difetto.

Nia rise quando se ne accorse e rifiutò di mettere la metafora nel progetto.

Imparare non significava trasformare ogni esperienza in una lezione pubblica.

Alcune potevano restare private e comunque cambiare il modo in cui guardavi.