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CAP. 12 / 24
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CAPITOLO 12 / 24

Il registro cancellato

Ishaan Moro

Il registro cancellato

Dopo l'incontro con Ivo, Ennio non tornò da Sira e Mei subito. Camminò per quasi un'ora. Aveva bisogno di capire se stava per collaborare con un uomo che aveva cancellato prove o usarne le prove contro il sistema.

Ivo lo raggiunse in una stazione di superficie ormai vuota.

«Non ti ho detto tutto,» disse.

Ennio non si fermò. «Sorprendente.»

«Ho deviato alcuni PAX.»

Ennio si voltò. «Cosa significa?»

«Quando vedevo codici di recupero senza ordine giudiziario, a volte cambiavo destinazione. Li mandavo a nodi di protezione.»

«Quanti?»

«Settantatré.»

«E gli altri?»

«Non potevo controllare tutto.»

«Stessa frase di tutti.»

Ivo accettò il colpo. «Sì.»

«Perché non hai denunciato?»

«A chi? NMC usava il sistema. Polizia usava il sistema. Corporazioni avevano contratti. Non sapevo chi non fosse compromesso.»

«E hai deciso da solo.»

«Ho deciso male, molte volte.»

Ennio guardò il vecchio collega. «Marta Velas?»

Ivo non rispose.

«Orsi la conosce.»

«Orsi conosceva tutti.»

«È viva?»

«Sì.»

«A Zero?»

«Probabilmente.»

Ennio sorrise senza allegria. «Adesso lo dici anche tu.»

Ivo si appoggiò alla ringhiera. «Velas ha cercato di mantenere separati gli usi della rete. Vanta ha imparato a comprare i pezzi uno alla volta.»

«E Kraan?»

Ivo lo guardò. «Non conosco quel nome.»

Ennio vide che mentiva.

«Sei molto peggio a mentire di Sira.»

«Chi è Sira?»

«Appunto.»

Ivo quasi sorrise. Poi tornò serio. «Se trovate un ledger completo, non pubblicatelo.»

«Perché?»

«Perché ci sono persone sotto nuova identità. Se i loro nomi escono, muoiono.»

«E allora come dimostriamo gli abusi?»

«Separando.»

«Riga per riga.»

«Sì.»

Ennio pensò alla quantità di lavoro. Ottocentoquarantadue trasferimenti, forse di più. «È impossibile.»

«No. È lento.»

La distinzione gli piacque.

Quando tornò all'officina e inserì la scheda, il campo MOTIVO di Nilo trasformò tutto. ACQUISIZIONE NON AUTORIZZATA — PRIORITÀ RECUPERO.

Ennio capì che Ivo aveva ragione su una cosa: non cercavano soltanto una persona. Cercavano qualcosa che poteva rendere leggibile l'intero sistema.\n Non arrivarono a Zero.

A metà della discesa il convoglio frenò così violentemente che Ennio venne scaraventato contro una paratia.

Le luci diventarono rosse.

Mei urlò dal pannello tecnico:

«Ci hanno staccato la linea!»

«Chi?»

«Chiunque controlli questo tratto.»

Una sirena iniziò a pulsare.

La guardia ferita rise.

Sira gli puntò l’arma.

«Che c’è da ridere?»

«Adesso vengono a prenderci.»

«Da dove?»

«Da tutte e due le parti.»

Mei aprì una botola nel pavimento.

«Evacuazione.»

Ennio guardò i passeggeri.

«E loro?»

«Non possiamo portarli tutti.»

«Non li lasciamo.»

«Ennio—»

«Non li lasciamo.»

La decisione gli uscì prima della paura.

Aprirono le porte manualmente e fecero scendere le persone nel tunnel. Alcune camminavano male. Una donna piangeva in silenzio. Un uomo continuava a chiedere dove fosse sua figlia.

Sira sosteneva un ragazzo troppo debole per reggersi.

Mei li guidò verso una nicchia di manutenzione.

Dietro, il convoglio emise due note.

La seconda più bassa.

Poi le luci si spensero.

Nel buio arrivarono voci.

Uomini.

Ennio accelerò.

La nicchia portava a una scala.

Salirono.

Venti persone, forse di più.

Non era fuga. Era un esodo lento.

Quando emersero, erano in un parcheggio sotterraneo abbandonato a Lambrate Est.

Mei chiamò soccorsi usando un terminale pubblico senza identificarsi.

«Persone ferite. Possibile intossicazione.»

«Quante?» chiese l’operatore.

Mei guardò Ennio.

«Ventidue.»

«Origine?»

«Incidente industriale.»

Ennio la fissò.

Lei coprì il microfono.

«Se dici metro, arrivano quelli della metro.»

Aveva ragione.

Quando le prime ambulanze arrivarono, Ennio, Mei e Sira erano già lontani.

*

La mattina dopo, il registro non esisteva più.

Ennio lo scoprì al terminale centrale.

Nilo Venn: nessun ingresso registrato quella notte.

Mara Sile: storico incompleto.

Jonas Kade: record archiviato.

Ela Vost: scheda non disponibile.

Anche il ticket aperto da Ennio era sparito.

Non chiuso.

Sparito.

Ennio rimase seduto davanti allo schermo per diversi minuti.

Poi arrivò Ivo.

Non in uniforme.

Cappotto scuro, volto stanco.

«Vieni con me.»

Ennio non si mosse.

•

Tra un passaggio e l'altro, Ivo e Ennio finirono a parlare di il primo trasferimento che Ivo aveva deviato. Ivo raccontò di una ragazza mandata invece a un nodo sanitario.

«Non pensavo che saremmo arrivati a questo,» disse Ivo.

Ennio rispose dopo un momento. «Nemmeno io sapevo quale fosse questo.»

«Molto confortante.»

«Non voleva esserlo.»

Le eccezioni individuali non sostituiscono regole controllabili.

«Hai cancellato tutto.»

«Non qui.»

«Dove?»

«Vieni.»

Lo portò in una sala riunioni vuota.

Chiuse la porta.

«Sei salito sul convoglio.»

Ennio lo fissò.

«Come lo sai?»

«Perché è tornato senza ventidue passeggeri.»

«Quindi li contate.»

Ivo abbassò lo sguardo.

«Sì.»

«Chi siete?»

«Non esiste un “voi” semplice.»

«Risposta comoda.»

«È la verità.»

Ennio si avvicinò.

«Dov’è Nilo Venn?»

«Non lo so.»

«È sceso a Zero.»

Ivo alzò gli occhi.

«Chi te l’ha detto?»

«Una guardia.»

«Era viva?»

«Sì.»

«Allora sei stato fortunato.»

«Non cambiare argomento.»

Ivo si sedette.

Per la prima volta sembrava vecchio.

«La rete fantasma è nata per emergenze. Poi è diventata utile. Prima per trasferimenti protetti, poi per persone che non potevano apparire nei sistemi pubblici.»

«Criminali?»

«Anche.»

«Chi altro?»

«Testimoni. Informatori. Debitori. Persone sotto minaccia. Persone che pagavano per sparire.»

«E persone che non volevano sparire.»

Ivo tacque.

Ennio sentì rabbia.

«Quante?»

«Non lo so.»

«Bugiardo.»

•

A parcheggio di Lambrate, uno dei passeggeri liberati rifiutò di dare il proprio nome ai soccorritori. Ennio lasciò che se ne andasse anche se una parte di lui voleva trattenere ogni testimone.

Fu una consolazione modesta. Anche una responsabilità.

«Non lo so davvero.»

«Tu amministri il nodo.»

«Amministravo l’accesso tecnico. Non le destinazioni.»

«Hai cancellato i registri.»

«Ho cancellato quelli visibili.»

Ennio si fermò.

«Perché?»

«Perché qualcuno sopra di me avrebbe visto che li stavi cercando.»

«Mi stavi proteggendo?»

Ivo rise amaramente.

«Male, evidentemente.»

«Chi c’è sopra di te?»

«Non lo so.»

«Ancora.»

«Il sistema è compartimentato. Mobilità vede mobilità. Sicurezza vede accessi. Logistica vede carichi. Nessuno vede tutto.»

«Qualcuno sì.»

«Forse.»

Ennio appoggiò entrambe le mani sul tavolo.

«Nilo?»

Ivo respirò lentamente.

«Nilo non doveva essere sul convoglio.»

«Cosa significa?»

«Il suo codice non era programmato.»

«Allora perché è salito?»

«Non è salito.»

Ennio lo fissò.

Ivo continuò:

«È stato preso durante la finestra.»

«Da chi?»

«Non lo so.»

«Perché?»

«Questa è la domanda giusta.»

Ennio sentì il pavimento spostarsi sotto di lui.

Nilo non era uno dei passeggeri selezionati.

Era un errore.

O un bersaglio di qualcuno che aveva usato la rete clandestina per farlo sparire.

«Ivo, dammi l’accesso a Zero.»

«No.»

«Me lo devi.»

«Se vai a Zero, non posso più proteggerti.»

«Non lo stai facendo.»

«Sei ancora vivo.»

Silenzio.

Ivo tirò fuori una piccola scheda dati.

La posò sul tavolo.

«Non posso darti l’accesso.»

Ennio guardò la scheda.

«Cos’è?»

«La copia che ho fatto prima di cancellare i registri.»

«Perché?»

Ivo si alzò.

«Perché anche io credo nei registri.»

I ventidue passeggeri che fecero uscire dal tunnel non sparirono tutti nelle ambulanze. Tre rifiutarono i soccorsi e se ne andarono prima che arrivassero. Una donna chiese di non essere registrata. Un uomo provò a fuggire quando vide una telecamera di sicurezza.

Ennio avrebbe voluto fermarli, prendere nomi, trasformare quel momento in una prova ordinata. Mei gli mise una mano sul braccio.

«Non adesso.»

«Se se ne vanno, li perdiamo.»

«Forse è quello che vogliono.»

«Sono testimoni.»

«Sono persone.»

Ennio la guardò. La correzione gli fece male perché era giusta.

Quando tornarono in superficie, Sira aveva il bracciale di Nilo stretto nel pugno. «Zero è reale.»

«Sì.»

«E lui era lì.»

«Sì.»

Ennio non aggiunse niente.

La mattina successiva, la cancellazione dei registri fu metodica. Non soltanto Nilo. Anche le telemetrie del V-447 erano state riscritte. Il picco meccanico del vagone tre non compariva più. La fotografia della piastra era ancora sul dispositivo personale di Ennio, ma nel sistema ufficiale il convoglio non aveva mai avuto anomalie.

Andò al deposito. Loris era pallido.

«Hanno cambiato il pannello.»

«Quando?»

«Stanotte.»

«Ordine?»

«Sicurezza.»

Ennio aprì il vagone tre. La vernice attorno al pannello era nuova. La piastra sotto il carro non c'era più.

«Hai visto chi?»

«No.»

«Loris.»

«Ennio, ho due figli.»

Bastò.

Ennio tornò in centrale con una rabbia che non sapeva usare. Poi arrivò Ivo.

Nel colloquio privato, Ivo non cercò di negare la rete. Questo fu quasi peggio. Parlò di trasferimenti protetti, informatori, persone in fuga. Parlò come se ogni abuso fosse il prezzo inevitabile di qualcosa nato bene.

«Quante persone hai salvato?» chiese Ennio.

Ivo lo guardò. «Non lo so.»

«Quante avete sequestrato?»

«Non lo so.»

«Allora cosa sai?»

Ivo si alzò e andò alla finestra. «So che dieci anni fa una testimone avrebbe dovuto morire. La rete la portò fuori. So che un ragazzo indebitato venne consegnato a gente che lo picchiò per settimane. Stesso tunnel. Stesso protocollo. Due committenti diversi.»

«E tu hai continuato.»

«Ho cercato di bloccare ciò che potevo.»

«Come?»

«Ritardi. Errori. Rotte deviate. Cancellazioni.»

«Cancellazioni come quella di Nilo?»

«Quella l'ho fatta per proteggere te.»

«Non capisco perché dovrei crederti.»

«Non devi.»

Ivo sembrava davvero stanco. «Ma devi capire una cosa. Se pubblichi la rete intera, distruggi anche le persone che stanno usando Zero per sopravvivere.»

«Quindi la lasciamo?»

«No.»

«Allora cosa?»

«Trovi chi ha trasformato una via di fuga in un mercato.»

Ennio rimase in silenzio.

Ivo estrasse la scheda dati. «Questa è una copia prima della pulizia.»

«Perché la fai?»

«Perché ho imparato da qualcuno più vecchio di me che i registri sono l'unica difesa contro chi controlla i registri.»

«Orsi?»

Ivo lo guardò. «Hai parlato con Valerio.»

«Sì.»

«Allora sei più avanti di quanto pensavo.»

«Conosci Marta Velas?»

Ivo impallidì appena.

Ennio vide la risposta.

«Dov'è?»

«Non chiederlo.»

«È a Zero?»

Ivo non disse nulla.

«Nilo ha preso qualcosa,» disse Ennio. «Il registro lo chiama acquisizione non autorizzata.»

Ivo chiuse gli occhi. «Allora è molto peggio.»

«Cosa può aver preso?»

«Una chiave. Un elenco. Una prova. Qualcosa che permette di vedere più compartimenti insieme.»

«Un master.»

«Forse.»

Ennio guardò la scheda. Per la prima volta non vedeva soltanto la strada per trovare Nilo. Vedeva la possibilità di capire chi aveva pagato per farlo sparire.\n Uscì.

Ennio rimase solo.

Inserì la scheda nel terminale offline.

•

A stazione di superficie, Ivo tornò con la mente a il badge di sicurezza. aveva deviato settantatré trasferimenti senza poter fermare il sistema.

Neo Milano funzionava per strati. Ogni volta che Ivo cercava una risposta unica, la città gli restituiva una biforcazione.

Fare il bene di nascosto non annulla la responsabilità.

Per questo Ivo conservò il dettaglio senza trasformarlo subito in conclusione.

C’erano centinaia di trasferimenti.

Date. Orari. Codici.

E un campo che non aveva mai visto.

MOTIVO.

La maggior parte era cifrata.

Quello di Nilo no.

NV-317.

MOTIVO: ACQUISIZIONE NON AUTORIZZATA — PRIORITÀ RECUPERO.

Ennio rilesse la frase tre volte.

Nilo non era sparito perché sapeva troppo.

Era sparito perché aveva preso qualcosa.