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CAP. 14 / 24
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CAPITOLO 14 / 24

La linea di servizio

Ishaan Moro

La linea di servizio

Il medico clandestino si chiamava Farid e aveva lavorato anni in pronto soccorso prima che una causa assicurativa gli facesse perdere l'abilitazione. Mentre ricuciva Mei, non fece domande sull'origine del proiettile. Fece invece una domanda a Ennio.

«Avete chiamato un'ambulanza per l'altro uomo?»

«Sì.»

Farid annuì. «Bene.»

Sira lo sentì dal corridoio. «Perché tutti continuano a dirmi bene come se questo cancellasse il fatto che gli ho sparato?»

Farid uscì con i guanti ancora sporchi. «Non lo cancella. Significa solo che hai scelto cosa fare dopo.»

Sira lo guardò a lungo. Poi disse: «È vivo.»

«Allora domani dovrai ancora convivere con quello che hai fatto. Ma anche lui.»

Ennio memorizzò la frase. La violenza nei tunnel non aveva mai un finale pulito. Ogni colpo produceva un dopo: ospedali, paura, persone che ricordavano. Il sistema Vanta sembrava progettato per nascondere proprio il dopo, separando eventi e responsabilità.

Quando NMC-EXEC-7 comparve sullo schermo, Ennio decise che non avrebbero fatto lo stesso. Ogni passaggio sarebbe rimasto documentato.\n

ORSA-47K portava a un deposito merci sopra il Naviglio Industriale.

Sulla carta era un centro di consolidamento droni. Nella realtà era una fortezza bassa, senza insegne, circondata da recinzioni sensorizzate e torrette automatiche rivolte verso l’interno.

«Interessante,» disse Mei.

«Cosa?»

«Le torrette.»

«Perché?»

«Se vuoi tenere fuori la gente, le punti fuori.»

Sira controllò l’arma sotto la giacca.

«E se vuoi tenerla dentro?»

Mei annuì.

Ennio osservò i camion entrare.

Ogni quindici minuti un mezzo scaricava container standard. Nessun drone.

«Non possiamo entrare.»

Sira lo guardò.

«Ti sei ammorbidito.»

«Sono realista.»

«Sei entrato in una stazione murata.»

«Era prima che ci sparassero così spesso.»

Mei indicò una condotta laterale.

«Possiamo entrare da lì.»

Ennio sospirò.

«Naturalmente.»

*

La condotta portava a un locale di ventilazione.

Da lì raggiunsero un corridoio sopraelevato con vista sul magazzino.

Sotto, file di container.

Uomini in uniformi diverse.

Alcuni con il logo Orsa Civica. Altri senza.

Un convoglio corto M-0 era fermo su un binario interno.

«Quello è un troncone,» disse Mei. «Tre vagoni.»

Ennio fotografò.

Sira indicò un gruppo.

«Guardate.»

Cinque persone con bracciali grigi venivano trasferite da un container al convoglio.

Camminavano da sole.

Una provò a fermarsi.

La guardia dietro la colpì allo stomaco con un manganello elettrico.

La persona cadde.

Sira alzò la pistola.

Ennio le bloccò il polso.

«No.»

«L’hai visto.»

«Sì.»

«Allora—»

«Se spari da qui, muoiono loro per primi.»

Sira tremava.

Mei indicò un ufficio laterale.

«Server locale.»

«Come lo sai?»

«Perché ci sono dodici cavi che entrano e un tecnico annoiato che esce ogni tre minuti a fumare.»

Aspettarono.

Il tecnico uscì.

Mei aprì la porta.

Dentro, Ennio trovò il codice ORSA-47K su una schermata di commessa.

Aprì.

LOGISTICA RISERVATA. SUBCONTRACT: VANTA TRANSIT SOLUTIONS.

«Vanta?»

Mei scosse la testa.

«Mai sentita.»

Sira cercò Nilo.

Nessun risultato.

•

Tra un passaggio e l'altro, Farid e Mei finirono a parlare di il rischio di infezione e la necessità di riposo. Farid la costrinse a restare immobile mentre gli altri analizzavano Vanta.

«Non pensavo che saremmo arrivati a questo,» disse Farid.

Mei rispose dopo un momento. «Nemmeno io sapevo quale fosse questo.»

«Molto confortante.»

«Non voleva esserlo.»

Anche una persona indispensabile deve poter diventare paziente.

Ennio cercò NV-317.

ACCESSO RISERVATO.

Mei copiò l’indice.

Una voce dietro di loro disse:

«Non muovetevi.»

Il tecnico era tornato.

Aveva una pistola.

Sira si girò.

Sparo.

Troppo veloce.

Il tecnico cadde.

Sangue sulla parete.

Per un istante nessuno capì cosa fosse successo.

Sira aveva sparato al petto.

L’uomo respirava ancora, ma male.

Ennio si inginocchiò.

«Chiamate aiuto.»

Sira lo tirò.

«Ennio.»

«Sta morendo.»

«Se restiamo, moriamo anche noi.»

L’allarme partì.

Mei afferrò il modulo dati.

«Adesso.»

Corsero.

Nel corridoio incontrarono una guardia.

Ennio la colpì con la spalla.

Mei usò il braccio sintetico come martello e la fece cadere.

Sira sparò alle luci.

Buio.

Raggiunsero la condotta.

Dietro, raffiche.

Un proiettile colpì Mei al fianco.

Lei urlò.

Ennio la trascinò dentro.

«Sei colpita.»

«Armatura.»

«Sangue.»

«Poco.»

Strisciarono.

•

A lavanderia sopra il medico, le macchine continuavano a girare mentre Farid ricuciva Mei. Sira odiò quella normalità e allo stesso tempo vi si aggrappò.

Fu una consolazione modesta. Anche una responsabilità.

Fuori dal deposito, Mei crollò.

Il proiettile aveva attraversato il bordo della protezione e aperto una ferita lunga sul fianco.

Ennio premette una garza emostatica.

Mei imprecò.

Sira era pallida.

«Ho sparato a quell’uomo.»

Ennio la guardò.

«Sì.»

«Potrebbe morire.»

«Sì.»

«Pensavo—»

«Lo so.»

Sira si sedette a terra.

Per la prima volta la violenza le era rimasta addosso.

Non come gesto.

Come conseguenza.

Mei respirò lentamente.

«Se volete sentirvi in colpa, fatelo in macchina.»

Ennio la sollevò.

«Hai bisogno di un medico.»

«Ho bisogno di non essere registrata in un pronto soccorso.»

«Conosco un posto,» disse Sira.

Ennio la guardò.

«Da quando?»

«Da quando mio fratello riparava droni per gente che non faceva domande.»

*

Farid non permise a Mei di alzarsi per quasi un'ora. Nel frattempo Ennio e Sira ricostruirono la fuga dal deposito su un foglio di carta, segnando dove avevano visto telecamere, uomini armati e persone con bracciali. Non era soltanto prudenza: il modulo rubato poteva essere contestato, ma una descrizione fatta separatamente da due testimoni avrebbe conservato qualcosa anche se il file fosse scomparso.

«Qui,» disse Sira, indicando il corridoio sopraelevato. «La guardia ha colpito quella persona prima che noi entrassimo nel server.»

Ennio scrisse l'orario approssimativo. «E il troncone M-0 era già carico.»

«Cinque persone.»

«Ne hai viste cinque. Non scrivere che erano soltanto cinque.»

Sira alzò lo sguardo. «Sei insopportabile.»

«Lo so.»

Farid li ascoltava da dietro la tenda. «È utile.»

«Non incoraggiarlo,» disse Mei.

Quando Farid consegnò il proiettile estratto dall'armatura, Mei lo mise in una capsula. Non avrebbe dimostrato chi aveva sparato, ma avrebbe legato il deposito a un'arma e una traiettoria. Un altro dettaglio. Un altro pezzo che nessuno dei tre voleva più lasciare andare.

Sira guardò la propria pistola e la ripose lentamente. «Da adesso sparo solo se non c'è altro.»

Ennio non le chiese di prometterlo. Le promesse fatte dopo uno shock erano fragili. Gli bastò vedere che aveva iniziato a distinguere tra desiderio di risposta e necessità di violenza.

Mei, pallida sul lettino, disse: «Ottimo. Adesso magari smettiamo di trasformare ogni sopralluogo in una guerra.»

«Parla quella col braccio usato come martello.»

«È garantito per impatto.»

Per qualche secondo risero. La risata fece male a Mei e smise subito. Ma aiutò.

Poi il codice NMC-EXEC-7 riportò tutti alla stessa domanda: chi, sopra il livello dei subappalti, stava autorizzando il mercato delle sparizioni?\n Il medico clandestino ricucì Mei in una stanza sopra una lavanderia.

Nove punti.

Nessun organo colpito.

Sira rimase fuori.

Ennio aprì il modulo copiato.

VANTA TRANSIT SOLUTIONS.

Società costituita nove anni prima. Sede legale: cassetta aziendale. Dipendenti dichiarati: quattro. Contratti: sicurezza logistica, trasporto riservato, relocation.

Fatturato: abbastanza da comprare una linea ferroviaria.

«Società schermo,» disse Mei dal lettino.

Ennio annuì.

Aprì gli incarichi.

Uno riportava una descrizione più dettagliata.

SERVIZIO DI RIMOZIONE AMMINISTRATIVA E TRASFERIMENTO IDENTITÀ.

Ennio rilesse.

«Rimozione amministrativa.»

Mei lo guardò.

«Cancellare qualcuno senza ucciderlo.»

«O prima di ucciderlo.»

La porta si aprì.

Sira entrò.

Aveva gli occhi rossi.

Prima di entrare nel deposito, rimasero quasi due ore a osservarlo. La routine aiutò Ennio a capire la logica. I camion non scaricavano mai nello stesso punto. Ogni arrivo veniva indirizzato a una baia diversa, ma tutti i container con una piccola etichetta bianca sul fianco finivano vicino al troncone M-0.

«Quelli,» disse.

Mei ingrandì con il binocolo. «Codice PAX.»

Sira strinse la mascella. «Persone dentro container.»

«Non necessariamente dentro. Potrebbero essere effetti personali, documenti, farmaci.»

«Continui a proteggerli.»

«Sto proteggendo noi dalla voglia di vedere quello che vogliamo vedere.»

Quando poi videro le cinque persone con i bracciali, ogni dubbio sparì.

Dopo il colpo sparato da Sira, la fuga diventò una somma di decisioni troppo veloci. Ennio vide il tecnico cadere e per un istante tornò al vagone tre, al primo gesto di violenza della sua vita con l'estintore. Ogni volta sembrava più facile muoversi e più difficile respirare dopo.

Nel locale del medico clandestino, mentre Mei veniva ricucita, Sira rimase sul pianerottolo. Ennio la raggiunse.

«Come stai?»

«Non chiedermelo.»

«Va bene.»

«L'ho visto cadere.»

Ennio si appoggiò al muro.

«Pensavo che avrei provato sollievo.»

«Perché aveva una pistola.»

«Sì.»

«E invece?»

«Ho visto un uomo.»

Ennio annuì. «È un buon segno.»

Sira lo guardò male. «Non dire stupidaggini.»

«Voglio dire che non ti piace.»

«Non mi piace niente di questa storia.»

«Nemmeno a me.»

Lei si sedette sul gradino. «Se Nilo è vivo, quando lo trovo gli rompo il naso.»

Ennio quasi sorrise. «Perché?»

«Per avermi lasciata con tutto questo.»

Il medico uscì. «La vostra amica vivrà. Ma deve riposare.»

Mei, dalla stanza, gridò: «No.»

Il medico sospirò. «Vedete?»

Quando lessero i contratti Vanta, Ennio cercò la società nei registri pubblici. Quattro dipendenti, ma decine di milioni di fatturato. I contratti arrivavano da enti diversi: Mobilità, Sicurezza, Protezione Testimoni, recupero crediti autorizzato, consulenze civiche.

«Non è una società schermo sola,» disse. «È un ponte tra sistemi.»

Mei indicò NMC-EXEC-7. «E questo è il ponte più alto.»

Ennio cercò il codice nei documenti civici accessibili. Compariva in gare d'appalto redatte in modo quasi identico. Nessun nome. Solo un ufficio: Coordinamento Esecutivo Sicurezza Metropolitana.

«Kraan?» chiese Sira.

«Non lo sappiamo ancora.»

«Ma lo pensi.»

Ennio annuì.

Mei chiuse il terminale. «Allora da adesso niente rete pubblica per cercarlo. Se ha accesso esecutivo, ogni query potrebbe essere un campanello.»

Sira guardò la porta del medico. «E noi come lo troviamo?»

Ennio ripensò all'uomo elegante nel vagone. Non aveva avuto bisogno di cercarlo. Era stato davanti a lui.

«Con i ricordi.»

Era una risposta che il vecchio Ennio avrebbe odiato.\n «Il tecnico è vivo.»

Ennio la fissò.

«Come lo sai?»

•

Sira ricordò la macchia di sangue sulla manica mentre attraversavano scala del medico Farid. il tecnico Orsa sopravvisse al suo colpo.

La violenza continua dopo il momento in cui si preme il grilletto. Le cospirazioni erano rare. Gli automatismi no.

«Ho chiamato anonimamente il deposito. Hanno chiesto un’ambulanza.»

Lei si sedette.

«Non voglio diventare come loro.»

Ennio guardò il modulo.

«Allora dobbiamo sapere chi sono.»

In fondo all’elenco dei contratti Vanta c’era un riferimento governativo.

COMMITTENTE MASTER: NMC-EXEC-7.

Mei lesse.

«Neo Milano Civica?»

Ennio annuì.

Non era più soltanto contrabbando.

Qualcuno dentro l’amministrazione della città pagava per far sparire persone dalla città stessa.