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CAP. 07 / 24
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CAPITOLO 07 / 24

La donna del binario otto

Ishaan Moro

La donna del binario otto

Quando Mei rimosse l'ultimo pannello del muro, dietro non apparve subito la porta. Prima videro un'intercapedine larga quasi un metro, piena di cavi e vecchie targhe. La porta era arretrata, come se qualcuno avesse costruito una seconda parete per farla sparire dalla stazione.

«Questo lavoro non è improvvisato,» disse Mei. «È stato progettato.»

Ennio illuminò una targa: LIVELLO LOGISTICO 8-B. REVISIONE 2012.

«La stazione era già chiusa.»

«Otto anni.»

Sira toccò la vernice. «Quindi qualcuno ha continuato a investirci.»

Mei annuì.

Trovarono una seconda camera nascosta con un piccolo banco di controllo. Un vecchio monitor conservava tre eventi recenti.

03:17: ARRIVO.\n03:19: DISCESA.\n03:47: RITORNO.

«Quasi mezz'ora sotto,» disse Ennio.

«Abbastanza per scaricare.»

«Persone.»

Mei non contestò.

Sira cercò nel cestino del sistema. Una voce cancellata mostrava un codice PAX e una data di tre settimane prima. Teresa aveva detto di aver visto la ragazza proprio allora.

«La testimonianza coincide.»

«Adesso abbiamo un evento tecnico e una testimone.»

Ennio provò a immaginare come presentarlo ufficialmente. Ogni prova proveniva da un accesso non autorizzato. Ogni registrazione poteva essere contestata.

«Se portiamo questo alla polizia?»

Sira lo guardò come se fosse impazzito.

Mei disse: «Dipende quale polizia.»

«Non possiamo tenere tutto noi.»

«Nemmeno consegnarlo a chi potrebbe cancellarlo.»

Ennio pensò a Ivo. «Mi serve qualcuno fuori Mobilità.»

«Conosci qualcuno?»

«No.»

«Allora prima troviamo qualcosa che sopravviva anche se sbagliamo persona.»

Copiarono i tre eventi su due supporti. Uno Sira lo nascose dentro la suola della scarpa. Mei la guardò. «Vecchia scuola.»

«Consegne.»

Quando l'adesivo piegato comparve sul pavimento, Ennio capì che qualcuno li aveva osservati abbastanza da poter intervenire e aveva scelto di non farlo.

«Perché?» chiese.

«Pressione,» disse Mei. «Vogliono farci sapere che possono arrivare.»

Sira mise la mano sull'arma. «Allora possono provare.»

Ennio scosse la testa. «No. Se vogliono farci reagire, non gli diamo la reazione.»

«E cosa diamo?»

«Niente. Apriamo la porta.»

Per una volta Sira accettò il suo ritmo.\n La prima traccia del tracker arrivò alle 03:16:43.

Era debole.

Un impulso ogni cinque secondi.

Mei aveva montato l’antenna su un furgone di manutenzione preso con un codice che nessuno aveva ancora revocato. Lei lo chiamava “rubato legalmente”.

Ennio sedeva accanto al ricevitore.

Sira dietro.

«Segnale?» chiese.

«Sì.»

«È Nilo?»

«È un dispositivo compatibile.»

«Quindi è lui.»

«Sira.»

«Lasciami almeno sperare.»

Mei guidava.

«Il segnale si muove.»

«Direzione?» chiese Ennio.

«Nord-est.»

«Sotto terra?»

«Sì.»

«Velocità?»

«Quarantacinque.»

Convoglio.

Il furgone percorse una strada di servizio parallela alla Linea Verde.

Alle 03:17 il segnale aumentò.

Poi sparì.

Sira colpì il sedile.

«No.»

Mei continuò a guardare il ricevitore.

«Aspetta.»

Cinque secondi.

Dieci.

Quindici.

Il segnale tornò.

Più forte.

«È passato su un altro canale.»

«Cosa significa?»

«Che il tunnel ha cambiato schermatura.»

«Dove siamo?»

Ennio guardò la mappa.

«Città Studi Nord.»

Mei frenò.

«No.»

«Cosa?»

«La traccia non passa lì.»

«Sulla mappa sì.»

«La mappa è sbagliata.»

Sira rise amaramente.

«Benvenuta.»

Mei fece inversione.

Il segnale li portò verso un quartiere residenziale vecchio.

Si fermarono davanti a una stazione.

BINARIO 8 — SERVIZIO RIDOTTO.

«Questa è aperta,» disse Ennio.

«Solo di giorno,» rispose Mei.

Entrarono.

Le luci erano accese.

Sul binario otto c’era una donna seduta.

Da sola.

Avrà avuto settant’anni. Cappotto marrone, capelli bianchi, una borsa della spesa tra i piedi.

Ennio si avvicinò.

«Signora?»

Lei lo guardò.

«Finalmente.»

«Ci aspettava?»

«Aspettavo qualcuno.»

«Chi?»

«Che mi credesse.»

Sira si sedette accanto a lei.

«Cosa ha visto?»

La donna guardò Ennio.

«Lei lavora qui.»

«Sì.»

«Allora non mi crederà.»

«Provi.»

La donna strinse la borsa.

«Ogni giovedì vengo a pulire gli uffici del livello sei. Finisco alle tre.»

«Qui?»

«Sì.»

•

Tra un passaggio e l'altro, Teresa e Sira finirono a parlare di perché continuasse a lavorare di notte dopo aver visto il convoglio. Teresa ammise che il turno notturno pagava il doppio e manteneva suo nipote.

«Non pensavo che saremmo arrivati a questo,» disse Teresa.

Sira rispose dopo un momento. «Nemmeno io sapevo quale fosse questo.»

«Molto confortante.»

«Non voleva esserlo.»

La paura e la necessità possono convivere nello stesso gesto.

«La stazione è chiusa.»

«La guardia mi fa passare.»

«Nome?»

«Non lo so.»

Ennio annuì.

«Continui.»

«Tre settimane fa ho sentito un treno.»

«A che ora?»

«Tre e diciassette.»

Sira e Mei si scambiarono uno sguardo.

«Si è fermato?»

«Sì.»

«Su questo binario?»

«No.»

La donna indicò il muro.

«Dietro.»

Ennio guardò.

Parete rivestita di pannelli pubblicitari.

«Non c’è un binario.»

«Adesso no.»

Mei si avvicinò alla parete.

«Prima sì.»

«Come lo sa?»

«I muri nuovi suonano diverso.»

Bussò.

Vuoto.

La donna continuò.

«Ho sentito porte aprirsi.»

«Quante persone?»

«Non lo so.»

«Voci?»

«Uomini.»

«Uniformi?»

«Non li ho visti bene.»

«Cosa ha visto?»

La donna chiuse gli occhi.

«Una ragazza.»

«Passeggera?»

«Credo.»

«Descrizione.»

«Capelli rossi. Una coperta sulle spalle.»

«Camminava da sola?»

«No.»

«La portavano?»

«Uno la teneva per il braccio.»

Sira strinse i pugni.

«E poi?»

«Poi ho visto un uomo guardarmi.»

«Da dove?»

«Dalla porta.»

•

A binario otto, Teresa lasciò sul sedile un guanto di lana consumato. Sira lo raccolse e poi lo rimise esattamente dov'era per non trasformare la donna in una prova.

Fu una consolazione modesta. Anche una responsabilità.

«Che ha fatto?»

«Mi ha detto di andarmene.»

«Con minaccia?»

«No.»

«Parole esatte?»

La donna pensò.

«Ha detto: “Signora, questa parte della stazione non è aperta.”»

Ennio sentì un brivido.

«E lei?»

«Gli ho detto che lo sapevo.»

«Poi?»

«Ha sorriso.»

«E?»

«Ho avuto paura.»

Mei osservava il muro.

«Ha sentito un odore?»

La donna la guardò sorpresa.

«Sì.»

«Quale?»

«Dolce. Chimico.»

Mei annuì.

«Resina K-14.»

Ennio la guardò.

«La stessa.»

«Probabile.»

La donna si alzò.

«Non torno più qui.»

«Come si chiama?» chiese Ennio.

«Teresa Malvi.»

«Posso contattarla?»

«No.»

«Signora Malvi—»

«Ho già parlato troppo.»

Prese la borsa.

Sira la fermò.

«Mio fratello è su quel treno.»

Teresa la guardò.

«Mi dispiace.»

«Se ricorda qualcosa—»

«Ricordo una cosa.»

«Cosa?»

La donna indicò il muro.

«Quando il treno è andato via, non è partito avanti.»

«Come?»

«È sceso.»

Mei si immobilizzò.

«Sceso?»

«Sì. Il rumore veniva da sotto.»

Ennio guardò il pavimento.

Una linea che non correva orizzontale.

Una linea che scendeva.

Teresa si allontanò.

Mei bussò di nuovo sul muro.

«Se ha ragione, dietro c’è un raccordo verticale.»

«Esistono?»

«Per materiali pesanti.»

«Treni interi?»

«Vecchi impianti.»

Sira guardò il pavimento.

«Quindi il convoglio può cambiare livello.»

«Sì.»

Ennio sentì il problema diventare più grande.

Non stavano cercando una linea nascosta nella rete.

Stavano cercando una rete nascosta sotto la rete.

Mei indicò una vite sul pannello pubblicitario.

«Questa è stata rimossa di recente.»

Teresa Malvi non se ne andò subito. Arrivata alle scale, si fermò e guardò indietro come se stesse decidendo se lasciare qualcosa sul binario insieme alle sue parole.

«Quella ragazza coi capelli rossi,» disse. «Aveva un tatuaggio sulla mano.»

Sira si avvicinò. «Che tatuaggio?»

«Tre punti dentro un cerchio.»

Mei aprì il telefono offline e disegnò il simbolo. «Così?»

Teresa annuì.

Ennio lo riconobbe vagamente. «Assistenza di quartiere?»

«No,» disse Sira. «È dei dormitori di Porta Ticinese Bassa. Lo fanno alcune comunità per riconoscersi dopo gli sgomberi.»

«Come lo sai?»

«Ho fatto consegne lì.»

Ennio appuntò il dettaglio. «Signora Malvi, perché non ha denunciato?»

Teresa lo fissò con gli occhi lucidi ma duri. «A chi?»

«Alla sicurezza.»

«Quella notte, dopo il treno, è venuto un uomo.»

«Quale uomo?»

«Non lo so. Aveva un badge.»

«Metro?»

«Sembrava.»

«Cosa le ha detto?»

«Che avevo visto un trasferimento tecnico. Che se ne avessi parlato avrei perso l'accesso notturno e il lavoro.»

Sira abbassò la voce. «L'ha minacciata.»

«Mi ha spiegato come funziona la città.»

Ennio sentì quella frase entrare più in profondità del necessario. «Lo riconoscerebbe?»

«Forse.»

«Era Ivo Sern?»

Teresa lo guardò senza reazione. «Non conosco quel nome.»

Ennio non seppe se crederle.

La donna prese la borsa e si allontanò davvero. Quando sparì dietro il tornello spento, Mei disse: «Ha lavorato nella rete.»

«Perché?»

«Ha chiamato il raccordo “binario”. Una persona normale avrebbe detto tunnel. E ha riconosciuto il suono della discesa.»

Sira guardò il punto in cui Teresa era scomparsa. «Perché mentire?»

«Per restare viva,» disse Ennio.

Aprirono il pannello. Dietro, la porta grigia non era l'unica sorpresa. C'era anche una vecchia targa avvitata al muro, coperta da vernice. Mei la raschiò con un cacciavite.

USCITA TECNICA 8-B.

«Uscita,» disse Sira.

«Non sulla mappa.»

Mei collegò un lettore passivo al TERN-4 senza ancora usarlo. Il dispositivo rilevò traffico.

«Sta parlando.»

«Con chi?»

«Qualcosa a valle.»

Ennio guardò l'orario. 03:49. La finestra 03:17 era finita, eppure la porta restava viva.

Mei registrò i pacchetti. «Non è una routine singola. È una rete con finestre diverse.»

«Quindi 03:17 è solo quando prendono i passeggeri?»

«Non lo sappiamo.»

Sira sospirò. «Voi due dovreste sposarvi. Passereste la vita a non sapere cose insieme.»

Ennio quasi sorrise.

Prima di aprire, controllarono l'esterno della stazione. Nessun movimento. Quando tornarono, però, il piccolo adesivo riflettente che Ennio aveva lasciato sulla telecamera nascosta a Bovisa non era più nel sacchetto degli attrezzi.

Mei lo fissò. «Lo avevi tu.»

«No.»

Sira indicò il pavimento. «Quello?»

L'adesivo era a terra, perfettamente piegato in due.

Qualcuno era stato sulla banchina mentre parlavano con Teresa.

«Ci stanno seguendo,» disse Sira.

«Lo sappiamo.»

«No. Ci stanno lasciando sapere che ci seguono.»

Questa differenza fece tacere tutti.

Mei impugnò il cacciavite e tornò al pannello. «Allora smettiamo di farli aspettare.»\n «Come lo sai?»

«Non c’è polvere.»

Ennio guardò l’orologio.

•

A binario otto, Teresa non riuscì a smettere di pensare a l'odore dolce della resina. la notte del primo convoglio aveva perso il lavoro per una settimana.

La paura conserva dettagli che i rapporti cancellano. Per Teresa, quella conclusione cambiava anche il modo di guardare gli altri: Sira, Mei, Ivo, Nilo, persino chi lavorava dentro Zero. Nessuno coincideva con un'unica categoria.

03:42.

«Torniamo con attrezzi.»

Sira scosse la testa.

«No.»

«Sira.»

«Ogni volta che torniamo dopo, qualcuno cancella qualcosa.»

Mei la guardò.

«Ha ragione.»

Ennio sospirò.

«Odio quando succede.»

Mei tirò fuori il cacciavite.

«Allora apriamo.»